18 agosto 2026, Montecilfone, presentazione libro Orlando Ionata

Ieri sera non abbiamo assistito alla semplice presentazione di un libro. Attraverso la sensibilità e la penna di Orlando Ionata, e grazie al tratto potente e mai superfluo delle illustrazioni di Antonio Colella, siamo stati chiamati a fare qualcosa di molto più impegnativo: siamo stati chiamati a testimoniare. Abbiamo ascoltato una storia che fa male, sì, ma il cui dolore non è fine a se stesso. È un dolore che sveglia, che scuote, che ci priva della comoda alibi dell’inconsapevolezza. Clara ce lo ha detto chiaramente fin dalle prime pagine: non vuole le nostre lacrime. Le lacrime durano il tempo di una serata, si asciugano e spesso lasciano tutto com’era. Clara ci chiede di più. Ci chiede la lucidità di riconoscere quei segnali che troppo spesso scambiamo per passione, la forza di spezzare gli stereotipi che ancora giustificano o isolano, e il coraggio di non girarci dall’altra parte quando intuiamo un silenzio troppo pesante di fianco a noi. Orlando e Antonio ci hanno consegnato un’opera che è allo stesso tempo un atto d’amore per la verità e uno strumento concreto di salvezza. Quel numero, il 1522, non è una nota a piè di pagina o un dettaglio di cronaca: è un confine reale tra la vita e la fine, è la mano tesa che Clara non ha fatto in tempo a stringere, ma che oggi può salvare qualcun’altra. La responsabilità di un autore finisce quando il libro incontra il lettore; da questo momento in poi, la responsabilità diventa nostra. Diventa il modo in cui educheremo i nostri figli, il modo in cui ascolteremo le nostre amiche, le nostre sorelle, i nostri colleghi, il modo in cui, da uomini e da donne, rifiuteremo ogni forma di possesso travestita da sentimento. Grazie ad Antonio Colella per aver dato forma visiva e dignità al dolore. E grazie di cuore ad Orlando Ionata, per la sua anima profonda, per la delicatezza e il coraggio con cui continua a dar voce a chi è stato costretto al silenzio, ricordandoci cosa significa davvero fare cultura. Portiamo con noi la storia di Clara. Facciamo in modo che il suo trentatré non sia più il conteggio di una tragedia, ma il ritmo di una nuova consapevolezza che inizia da stasera, da tutti noi. Grazie a tutti i presenti.

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