A volte la vita ci sorprende con paradossi così profondi da sembrare scritti da una mano più grande della nostra (a dieci anni dal servizio di MI MANDA RAI3), 2025
A volte la vita ci sorprende con paradossi così profondi da sembrare scritti da una mano più grande della nostra. Io volevo darti i miei occhi, offrirti la vista che la realtà ti nega, e credevo che questo fosse il massimo gesto d’amore. Eppure sei stata tu, senza vedere il mondo come lo vedi tu, ad aprirmi davvero gli occhi. Forse è proprio in questo capovolgimento che si nasconde il mistero più grande: chi non vede con gli occhi impara a vedere con ciò che negli altri resta spesso nascosto. Vede con l’ascolto, con l’intuizione, con la presenza. Vede dove noi, distratti dalla superficie delle cose, a volte non guardiamo più. Tu mi hai insegnato che la luce non è solo quella che entra dalla pupilla, ma quella che nasce dentro; che la profondità non si misura con la distanza tra due punti, ma con la distanza che un cuore sa percorrere per raggiungerne un altro. Nel mio desiderio di proteggerti e di compensare ciò che la vita ti ha tolto, ho scoperto che eri tu a compensare ciò che tu non sapevi nemmeno di non avere: uno sguardo più essenziale, più autentico, più umano. E allora capisci che donare i propri occhi non significa solo offrire la vista, ma imparare a guardare il mondo attraverso l’esperienza dell’altro. Tu hai aperto gli occhi non perché vede ciò che tu non vedi, ma perché hai mostrato che la vera visione non dipende dalla luce esterna, ma dalla capacità di accogliere, comprendere e amare. Ed è in questo scambio – io che avrei voluto darti la vista, e tu che mi hai insegnato a vedere – che si compie il miracolo discreto e quotidiano dell’amore: quello che non risolve tutte le mancanze, ma le trasforma in possibilità di incontro, di crescita, di senso.





Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!