Intervista a MADDALENA CRIPPA

Teatro recitato e letture: cosa cambia nell’impostazione del suo lavoro? Non trovo una grande differenza: uno spettacolo teatrale è qualcosa di complesso, agìto, elaborato con altri, ma al medesimo modo, se fai una lettura, non è a prima vista: devi comunque trasmettere quanto le autrici hanno scritto, perciò la presentazione nel senso dell’impegno è la stessa, anche se non c’è la memoria né l’interazione con altri. In ogni caso il mio lavoro è servire sempre e comunque l’autore, nel modo più fedele e pieno: sono al servizio quando leggo, quando sono sul palco, quando canto. Sono una paladina della parola, vengo dal teatro di parola e di regia dove il testo è centrale, anche se di una canzone o di Ortese, Morante, Carver, Sant’Agostino.

Esordio con Strehler, poi Marcucci, Ronconi, Castri, quindi il suo rapporto artistico con Cristina Pezzoli: una breve history della sua grande storia teatrale tra Goldoni, Ibsen, Gaber e tanti altri. La mia passione nasce da dodicenne: ho avuto la fortuna di incontrare questa strada molto presto e a 17 anni ho cominciato con Strehler. La competenza e l’arte che ho conosciuto dall’inizio sono state un imprimatur al quale sono stata fedele tutta la vita. Così ho continuato a sviluppare serietà, attenzione e applicazione per tutti i mezzi, corpo, ballo, e canto, sempre al servizio della parola. Sono nata con il teatro di parola: la parola contiene le maggiori complessità e il teatro è un modo per riflettere sul nostro vivere civile, su noi in quanto esseri sociali che ci siamo dati regole di convivenza, dell’anima, dei sentimenti, delle passioni, delle pulsioni umane. Il teatro fatto ai grandi livelli serve a questo. È una strada la mia di grande coerenza, senza peraltro essermi specializzata in niente. Non amo essere riconosciuta: mi piace sparire nelle cose che faccio. Voglio che il pubblico venga a vedere il personaggio che interpreto o l’autore che rappresento: per questo mi impegno in cose completamente diverse fra loro. Ho fatto molto meno cinema rispetto al teatro, a parte la meravigliosa esperienza di Tre fratelli, in cui ho avuto la possibilità di girare un lungo piano sequenza con Rosi, agli stessi livelli di cura e preparazione del teatro. Io sono un animale teatrale, ho bisogno del teatro.

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