(recensione del video), Nikita – Son Questa

(recensione del video)

Nikita – Son Questa

Nikita – Son Questa (Official Video)

La prima cosa che colpisce è la tensione tra controllo e fragilità. Visivamente, il linguaggio è stratificato. I colori, le luci e le inquadrature non servono solo a creare atmosfera, ma diventano parte del discorso identitario. C’è spesso un contrasto tra ambienti freddi e pose calde, tra rigidità scenica e movimenti più istintivi. Questa dicotomia riflette un conflitto interno: il bisogno di definirsi contro l’impossibilità di essere una cosa sola. Il tuo corpo è centrale, ma non è mai oggetto passivo. È linguaggio. Ogni gesto, ogni postura sembra voler dire qualcosa che le parole non riescono a contenere. E qui emerge un altro livello: la distanza tra ciò che si dice e ciò che si è. Il titolo, “Son questa”, suona come una dichiarazione definitiva, ma il video suggerisce l’esatto contrario — che l’identità è sempre un processo, mai una conclusione. Anche la dimensione sonora contribuisce a questa ambiguità. La voce, a tratti sicura e a tratti quasi incrinata, accompagna il percorso visivo senza mai stabilizzarlo del tutto. È come una guida che non pretende di avere tutte le risposte, ma continua a interrogarsi. In profondità, il video parla di esposizione: cosa significa mostrarsi davvero? Quanto di ciò che mostriamo è autentico, e quanto è una versione costruita per essere vista? Ed è proprio in questa oscillazione che “Son questa” trova la sua verità più intensa: non nell’essere qualcosa, ma nel continuo tentativo di diventarlo.

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