A Samuele – 14 ottobre 2026
A Samuele
Anno 1984: i miei 18 anni. Un’epoca in cui internet era pura fantascienza e per sapere se l’altra persona ti pensava dovevi aspettare che tornasse a casa e guardare se il telefono a disco della cucina faceva uno squillo. I capelli erano una scultura geometrica tenuta insieme da intere bombolette di lacca Splendor. Spalline nei vestiti così larghe che per passare da una porta bisognava entrare di profilo. I jeans rigorosamente Marmittoni o Levi’s 501, consumati. Si registravano le compilation su cassetta TDK da 90 minuti direttamente dalla radio, con l’ansia costante che il DJ parlasse sopra alla canzone di Raf o dei Duran Duran. Il massimo della tecnologia portatile era il Walkman con le pile che duravano venti minuti scarsi. La festa dei 18 anni era un evento spartano: in garage o in salotto, con i tramezzini alla maionese che facevano la crosticina e la Coca-Cola nelle bottiglie di vetro da un litro. La patente si prendeva rigorosamente in un’Autoscuola polverosa, imparando la doppietta con una Fiat Ritmo sgangherata.
Mercoledì 14 ottobre 2026: Samuele compie 18 anni. Un ragazzo cresciuto con una cura del dettaglio estetico che a noi, nel 1984, ci avrebbe fatto gridare allo scandalo. Eppure, il capello ribelle è studiato per sembrare “appena alzato dal letto”. Niente cassette. Samuele ha una playlist Spotify con 4.000 brani che l’algoritmo ha calibrato esattamente sul battito del suo cuore in base a cosa ascoltava mentre faceva i compiti. La patente? Tra foglio rosa digitale, guide con sensori di parcheggio e assistenti di corsia, parcheggiare in retromarcia è quasi diventato un optional.
Samuele ed io siamo divisi da un abisso fatto di modem rumorosi, smartphone, euro e tessere telefoniche prepagate. Eppure, se chiudo gli occhi e penso a quel mercoledì di quarantadue anni fa, e poi guardo lui mercoledì prossimo, vedo esattamente la stessa identica faccia: quella di chi ha il mondo intero davanti e non sa ancora se morderlo o farselo raccontare.
Caro Samuele, nel 1984 noi pensavamo di spaccare il mondo con la forza delle nostre braccia e l’ottimismo dei vent’anni; oggi tu hai strumenti potentissimi che noi non potevamo neanche sognare, ma la verità è che la magia dei 18 anni non sta nei pixel dello schermo o nei giri di un motore a scoppio.
Ti auguro di conservare sempre la curiosità di scoprire cosa c’è dietro l’angolo, di non avere paura di sbagliare strada (il navigatore ricalcola sempre, ma la vita a volte regala le sorprese più belle proprio nei vicoli ciechi), e di mantenere quello sguardo limpido sul futuro. Che questo giorno sia l’inizio di una storia straordinaria, scritta TUTTA a modo tuo. Buon compleanno!
Zio Pietro e Zia Florence




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